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Concorso flop per il padiglione iraniano per Expo 2015

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Lo studio iraniano NJP (Naqshe Jahan-e-Pars) e lo studio di Roma Lad hanno vinto il concorso promosso dal governo iraniano, ma ora le Autorità affidano l’incarico ad un altro team che non ha partecipato alla gara

di Paola Pierotti

Mancano 470 giorni all’apertura dell’Expo 2015: ci sono paesi come la Germania che già a metà del 2013 avevano scelto a chi affidare la progettazione del padiglione temporaneo (nello specifico alla multinazionale leader nella fornitura di infrastrutture per grandi eventi, in cordata con lo studio di architettura Schmidhuber), per il padiglione italiano è stato indetto un concorso internazionale (aggiudicato ad una cordata guidata da Nemesi, Proger e Bms Progetti) e i lavori sono appena partiti, nei giorni scorsi i Paesi Arabi hanno annunciato di aver affidato il design del loro padiglione all’archistar Norman Foster. Ci sono anche paesi che hanno bandito un concorso e poi hanno chiuso in un cassetto i risultati, affidando ad altri l’incarico.
E’ accaduto questo per il Padiglione Iraniano. Come racconta il trentenne Francesco Napolitano, socio dello studio romano Lad, vincitore del concorso promosso dal governo iraniano in partnership con lo studio NJP (Naqshe Jahan-e-Pars). «Abbiamo vinto il concorso promosso la scorsa primavera e aggiudicato in autunno. Il nostro partner locale, un grande studio che conta circa 150 tra architetti e ingegneri – spiega Napolitano – ci ha fatto però sapere che le autorità locali hanno ritenuto di non affidare al vincitore l’incarico per le successive fasi della progettazione ma di contattare un progettista nuovo, nessuno dei dieci che hanno partecipato alla competizione».
Il concorso era stato organizzato dal governo chiedendo ai progettisti iraniani di associarsi con un collega italiano che avrebbe poi firmato il progetto definitivo ed esecutivo, per Expo spa.
«L’idea del nostro progetto – spiegano dallo studio Lad – è che l’edificio sia una sezione del territorio Iraniano che mostri metaforicamente il funzionamento del Qanat, un’antichissima tecnologia di approvvigionamento idrico sotterraneo che per secoli ha portato energia e vita agli insediamenti umani nel territorio del paese».
L’Iran aveva iniziato l’avventura della progettazione del proprio padiglione scegliendo la via del concorso, purtroppo però, secondo queste informazioni trasmesse dai partner iraniani dello studio vincitore, ha disatteso le buone intenzioni e porterà presumibilmente a compimento un padiglione diverso da quello che ha vinto la gara.

 

 

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